Parte dall’Italia e arriva a Capo Nord in due ruote, ma non è una moto: il mezzo lascia tutti sconvolti

Cinquemila chilometri in venti giorni. E’ il viaggio di cui si è reso protagonista un centauro a bordo di un mezzo molto particolare.

Nell’immaginario collettivo l’on the road alla scoperta delle bellezze del mondo avviene perlopiù su moto di grossa cilindrata, in grado di trasportare un certo bagaglio e di coprire un numero ampio di chilometri, venendo stressata in maniera importante. Ebbene, tutto ciò che si credeva oggi è stato cancellato con un colpo di spugna da un giovane appassionato, tale Matteo di Fazio, il quale ha attraversato ben sei nazioni in sella ad un mezzo a dir poco insospettabile.

Dall'Italia a Capo Nord in motorino
In viaggio dall’Italia a Capo Nord (Pixabay) -Nextmoto.it

Il suo sogno? Arrivare a Capo Nord a bordo della sua due ruote del cuore partendo da Cassino. Cinquemila chilometri in una ventina di giorni, per una media di 250 km al giorno, passando attraverso Italia, Austria, Germania, Svezia, Finlandia e Norvegia.

 Partito il 18 luglio scorso, è giunto alla meta il 7 agosto. Fotografo di professione e di tanto in tanto aiutante del padre che ha un’azienda di idraulica, il 31enne ha cominciato a fantasticare sull’avventura durante il difficile periodo pandemico.

Quella vita costrittiva tra le quattro mura, cesura di un’esistenza frenetica aveva rappresentato per lui una boccata d’ossigeno, un’opportunità per rallentare e per cambiare marcia, più tranquilla e volta ad apprezzare ogni istante.

Dall’Italia a Capo Nord in moto, perché è un caso unico

Da lì al pensiero di una vacanza ad andamento lento il passo è stato breve. Subito si è messo alla ricerca di un veicolo capace di portarlo tanto lontano, ma senza l’ambizione della prestazione. E così, navigando sul web si è imbattuto in un Ciao del 1986. Velocità massima? Non oltre i 50 km/h, ovvero esattamente ciò che cercava.

Habitué dei motorini, avendone già posseduto uno quando andava a scuola, non ha esitato un attimo ad acquistare quello che per noi italiani è un motociclo iconico.

Ribattezzato Peppino in onore del nonno lo ha dunque accompagnato per questo viaggio che ha richiesto una preparazione lunga dodici mesi. E proprio il suo caro, che non c’è più da qualche tempo, lo ha ispirato. Già dieci anni fa il giovane di Villa Santa Lucia si era imbarcato in un’impresa del genere accompagnandolo, in treno, in Inghilterra, in visita da un parente che non incontrava da molto.

Aveva paura di volare. Ci sono volute più di trenta ore per arrivare”, ha raccontato a La Gazzetta dello Sport. “Lui mi diceva sempre che in aereo non ci si gode il percorso, non puoi parlare con le persone e ammirare i paesaggi. Da allora seguo sempre il suo consiglio“.

Sei nazioni attraversate su un Ciao
5000 km su un Ciao (Matteo Di Fazio Instagram) -Nextmoto.it

Malgrado non siano mancati gli intoppi, con le cinque cinghie di distribuzione sostituite o la camera d’aria scoppiata, la grande motivazione, lo ha portato al termine della missione. Alla fine è pure arrivato un lavoro. Un contratto con la Malossi, per seguire il loro Trofeo.

Per rendere possibile un prova così difficile, Matteo ha dovuto adattare il Ciao alle esigenze. Cerchi in lega,  pedane fisse al posto dei pedali e un telaio anteriore portapacchi sono state le sue aggiunte. Per quanto riguarda i consumi, con un pieno riusciva a coprire fino a 120 km. La vera criticità? Non avere l’abbigliamento adeguato per i vari Paesi toccati. Nulla che lo abbia fermato, anzi.  Ora è già pronto a ripartire.

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