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MotoGP

Valentino Rossi svela i segreti del suo passaggio alle auto e anticipa il futuro della MotoGP: Fiducia in Ducati e nuovi gladiatori in pista per il 2027

Un Vale che parla di futuro con il casco in mano e le ruote calde: dal box illuminato da una nuova livrea alla visione di una MotoGP che cambia pelle, tra fiducia in Ducati e piloti “gladiatori” pronti al 2027.

Alla presentazione della nuova livrea del team VR46, il primo colpo d’occhio è netto: il bianco piace perché è pulito, il nero resta perché sa di gara. Una scelta estetica che riflette lo stesso bivio di Valentino Rossi quando è passato alle auto. Decidere cosa togliere prima ancora di aggiungere. Vale lo ripete spesso: guidare una GT non è una versione “comoda” della MotoGP, è un’altra lingua. Meno rumore addosso, più strategia. Meno istinto, più precisione.

Valentino Rossi svela i segreti del suo passaggio alle auto e anticipa il futuro della MotoGP: Fiducia in Ducati e nuovi gladiatori in pista per il 2027

Il suo percorso nelle quattro ruote è concreto, non un cameo: debutto nel GT World Challenge Europe con WRT, prima con l’Audi e poi con la BMW M4 GT3. Vittoria a Misano nel 2023 in Sprint Cup con Maxime Martin. E soprattutto un podio alla 24 Ore di Le Mans 2024 in classe LMGT3, al debutto. Dati alla mano, non un capriccio nostalgico: è costruzione. Allenamento, chilometri, lettura maniacale del passo gara.

Il discorso si allarga: la MotoGP cambia. Il 2026 è un anno-ponte, il 2027 è la soglia. Motori ridotti, aerodinamica più controllata, carburanti completamente non fossili: il quadro è noto agli addetti ai lavori, i dettagli finali su taluni aspetti non sono ancora pubblici in modo definitivo. Ma la direzione è chiara. E il livello, già oggi, è feroce: basta un niente per scivolare dal podio alla decima piazza. Qui la frase non è retorica, è statistica: distacchi medi sul giro nell’ordine dei decimi, sprint che decidono punti e morale.

Verso il 2027: Ducati, regole e gladiatori

Il punto centrale arriva a metà di questa storia: la fiducia. In un contesto che cambia, il riferimento tecnico resta Ducati. Non lo dicono i proclami, lo dicono i risultati recenti: titoli Costruttori in serie dal 2020 al 2023, sviluppo metodico, otto moto in griglia come laboratorio diffuso. Nel 2026, con un campionato che guarda già alla soglia regolamentare, affidarsi a chi ha processo e ritmo significa ridurre l’errore. Vale lo sa, il box VR46 anche.

Fabio Di Giannantonio e Franco Morbidelli, definiti senza imbarazzo “due gladiatori”. L’immagine funziona perché è concreta. Diggia ha imparato a chiudere i conti nelle domeniche calde, a gestire gli ultimi cinque giri senza tradire la gomma. Morbidelli ha ricostruito fiducia e velocità dopo stagioni di inciampi e infortuni, trovando fluidità quando la pista si rovina e le traiettorie si sporcano. Immaginarli al Colosseo non è folklore: è un modo di dire che reggono il duello, anche quando il cronometro non perdona.

Il 2026, lo ripetono dal box, è un passaggio. Vincere Gran Premi è l’obiettivo esplicito, non un eufemismo. Il 2027, con regole nuove, potrebbe mescolare le carte più di quanto molti credano: chi interpreta meglio la frenata senza aiuti, chi legge l’aria senza alette “magiche”, chi conserva più a lungo la gomma anteriore farà la differenza. E qui l’esperienza “automobilistica” di Rossi torna utile come cornice culturale: visione sul passo, lettura dei traffici, sensibilità nelle fasi di degrado. Non è trasferimento uno-a-uno, è abitudine a ragionare lungo.

Resta una domanda buona per tutti, dal primo al ventesimo in griglia: quando le luci si spengono e l’aria si fa sottile, quanto del bianco elegante e quanto del nero “racing” resta in ognuno? Forse la prossima vittoria dirà già qualcosa. O forse servirà aspettare il primo semaforo del 2027, quando i nuovi gladiatori entreranno davvero nell’arena.