E’ un fiume in piena lo straripante Valentino Rossi adesso che il Campionato MotoGP è terminato. Un Titolo Mondiale, l’ ottavo, conquistato ancora prima dell’ ultima gara, e poi rancori sopiti, ricordi sfumati e motivazioni…
E’ sempre stato, Valentino, il pilota delle motivazioni, degli input, del “Memento audere semper“, e della paura che questo, un giorno, potesse finire.
Questo giorno, però, non è ancora arrivato.
Senza, però, accorgersi che Valentino avrebbe potuto sgretolarsi.
Una carriera fulminante, il passaggio dalla casa alata a quella dei diapason che le avrebbe suonate alla HRC già dalla prima gara di Valentino in sella alla Yamaha M1.
Poi, il buio.
Due anni deludenti, un Valentino identico a prima, ma irrimediabilmente diverso agli occhi di molti.
E, addirittura, a quelli dello stesso numero #46.
Un’ interessante intervista sula Gazzetta riporta le parole di Valentino alla domanda: “Ha mai pensato “non ce la faccio”?”
“L’anno scorso a Laguna Seca, Brno, Misano e anche qui mi sono chiesto: “Tornerò mai a vincere?”. Ero triste, mi sarebbe scocciato se non avessi più vinto“.
Così non è stato.
Un team Yamaha che è ormai una famiglia, una carrelata da carosello di motivazioni per tornare alla vittoria e la residenza in Italia sono stati alcuni tra i fattori più importanti che reso possibile ciò che molti davano ormai per impossibile: la vittoria di Valentino, ancora una volta.
Il 2008 ha sorriso a Valentino. E il 2009?
“Dovrò lottare molto di più. confessa il pluri-iridato – Non ho più “la fame” di dover vincere per forza. Dovrò ricaricarmi per essere cattivo“.
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