Lambretta, arriva lo scooter da oltre 200 km/h: passione “illegale” italo-giapponese

Sembrerà incredibile, ma è tutto vero. Parliamo della Lambretta e di quel che si è stati capaci di fare con una coalizione unica al mondo.

Il mondo motociclistico è vasto, davvero molto vasto. Si possono trovare al suo interno veramente una miriade di veicoli, tutti realizzati da marchi storici o nati da poco, con il chiaro obiettivo di ottenere i migliori risultati possibili in ottica mercato. E anche dal punto di vista tecnico, meccanico e stilistico.

Lambretta, questo modello è da non credere 9 dicembre 2022 nextmoto.it
Lambretta, questo modello è da non credere nextmoto.it

Il che non è mai facile. Oggi parleremo del magico mondo delle modifiche e del custom, che lascia davvero a bocca aperta. Se non altro, per quanto permane il caso specifico legato ad una Lambretta metà italiana e metà giapponese. Sì, avete capito bene. Non un modello che si vede tutti i giorni. Scopriamo di più a riguardo.

Un modello tutto italiano

Prima di analizzare l’ambiguo veicolo di cui vi stavamo precedentemente parlando, è doveroso parlare della mitica Lambretta. Creatura targata Innocenti, fu prodotta dal 1947 al 1972. Il nome è strettamente legato al fiume Lambro, che scorre nella zona in cui tale motociclo veniva costruito. Un mezzo che fece le fortune di una società che vide la propria fabbrica completamente distrutta nell’arco della seconda guerra mondiale.

I vertici dell’azienda, per ripartire, presero ispirazione dai motorscooter militari americani giunti in Italia durante la guerra. Capirono praticamente subito in casa Innocenti la nuova rivoluzionaria necessità di motorizzazione, utile ai cittadini nel dopoguerra: il brand si dedicò così agli scooter.

Nel 1947 la Lambretta viene lanciata sul mercato; da quel momento, viene prodotta anche in Germania, in Inghilterra, Brasile, Argentina, Brasile, Cile, India e Spagna. Con il boom economico, arrivò un momento di crisi per la Innocenti, con l’automobile che prende sempre più spazio nella vita delle persone. Ma rimane il capolavoro aziendale, commerciale e anche motociclistico: del resto, ha segnato un’era.

Lambretta insieme a Yamaha: è tutto vero

Le combinazioni non piacciono a tutti, ma forse in questo caso tale modello può essere vero e proprio pane per appassionati, in special modo nostalgici. Un ragazzo di nome Kelvin ha inserito il motore di una Yamaha RD 350 sul telaio di una Lambretta del 1963. Il suo creatore ama lavorare sulle moto, come ha ammesso lui stesso.

Non è un ingegnere di professione, ma evidentemente sa il fatto suo. Ci ha messo circa un anno fra tentativi, errori e problemi vari. Ma alla fine il lavoro è stato completato, con la presenza di qualche sorpresa davvero singolare. Come una pompa dell’acqua Volvo, pompa del carburante di una Yamaha R1, cablaggio Lambretta e altri pezzi Yamaha.

Il piccolo radiatore si trova nella parte anteriore. Poi il nuovissimo scarico artigianale, una verniciatura iconica ispirata a Kenny Roberts; queste ultime due, però, sono state affidate ad un’officina professionale. La velocità massima del motociclo in questione, stando al suo creatore, si attesta sui 145 chilometri orari.

Difficile confermarlo, dato che non intende effettuare un test, ma se si considera che all’epoca la Lambretta aveva una potenza di sei cavalli la cifra è davvero impressionante. Quanto ci è voluto per creare questa ‘fusione’? Circa 6mila euro.

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