Giappone – Pilotare una moto aiuta a restare giovani

Che i motociclisti conservino un animo da bambino non ci voleva uno studio per dimostrarlo.
L’ analisi giapponese che dimostra come i motociclisti invecchino meno velocemente, però, non può che fare piacere!

I motociclisti invecchiano più tardi di chi non guida una motocicletta e non può godere delle gioie (e a volte dolori!) ad essa associate.
Secondo il Dr. Ryuta Kawashima, ben conosciuto a livello internazionale grazie all’ invenzione del fortunatissimo Brain Training, ha condotto uno studio neurologico insieme agli esperti dell’ Università di Tohoku e a Yamaha relativamente ad un mezzo di cui il Giappone è uno dei maestri indiscussi: la motocicletta.
 
Per la gioia degli incalliti centauri dagli occhi a mandorla (e non solo), lo studio ha rivelato che pilotare sistematicamente una motocicletta è un toccasana senza precedenti che aiuta a mantenersi giovani.
Altro che motociclisti senza cervello: lo studio ha, infatti, rivelato che guidare una moto è un’ attività efficacissima per stimolare le meningi. Secondo il Dottor Kawashima, infatti, il beneficio è palese: “Il cervello del pilota si attiva molto di più, anche perché in moto è richiesto un livello di attenzione più elevato“.
 
Due ruote contro quattro? L’ orgoglio del motociclista si riempie ancora di più, tanto che la stoccata finale alle automobili non tarda ad arrivare: “In un ambiente comodo e dove è più semplice gestire ciò che succede, come quello del’automobile, la mente ed il corpo umano tendono a rilassarsi. La nostra conclusione finale è che pilotare una moto contribuisce a ridurre l’invecchiamento, perchè mantiene allenati il fisico ed il cervello“.
 
Lo studio è stato condotto su un campione di 22 uomini con et compresa tra i 40 e i 50 anni che sono stati piloti fino a 10 anni fa e hanno poi interrotto l’ attività motociclistica sportiva e non.
Il risultato? A netto favore dei centauri!
Il gruppo è stato diviso in due sottogruppi di cui il primo ha utiizzato la motocicletta per due mesi, il secondo l’ auto o la bicicletta.
Il gruppo che ha utilizzato la moto – dice lo studioso nipponico – ha dimostrato una maggiore capacità cognitiva nei test neurologici svolti per misurare il grado di efficienza dei cinque sensi“.