MotoGP: Rizla Suzuki contro il regolamento

Paul Denning e Alvaro Bautista a colloquio
Paul Denning ed Alvaro Bautista non hanno proprio mandato giù quello che è accaduto domenica scorsa al Sachsenring a causa dell’incidente di Randy de Puniet che ha costretto la direzione corsa a sospendere la gara e a ripetere la procedura di partenza. Lo spagnolo del team Rizla Suzuki, uno dei piloti che si è trovato davanti la Honda del pilota francese con cui ha impattato uscendo di pista, non ha potuto infatti prendere il via nella seconda gara, poiché non aveva tagliato il traguardo in moto nel giro precedente.

Il debuttante iberico, che ha avuto un inizio di stagione difficile a causa di un infortunio, ha ammesso che la decisone dei commissari è stata corretta dal punto di vista del regolamento, ma ha anche lamentato il fatto di essere stato incolpevole nell’incidente, avvenuto tra l’altro quando stava cominciando a girare con un buon ritmo sulla pista tedesca. 
 
Il team manager Paul Denning ha usato invece toni molto più duri: il capo del progetto MotoGP della casa di Hamamatsu ha fatto notare l’assurdità di un regolamento che costringe le squadre ad allestire una seconda moto, con tutti i costi che ne conseguono, senza poi poterla sfruttare in caso di incidente e lasciando fermi ai box piloti che invece potevano tranquillamente stare sul circuito. Il manager ha poi concluso dicendo che il suo team ha sempre rispettato le regole ma che il nuovo regolamento in discussione dovrà tenere conto anche di questi aspetti
 
Direi che Denning e Bautista hanno ragione da vendere: in Germania, nella classe regina del motomondiale, il numero di moto in pista era pari a diciassette, meno del minimo previsto da FIM per una competizione iridata, e nonostante questo Bautista e Aleix Espargarò (team Ducati Pramac) sono rimasti a box a seguire le evoluzioni dei loro colleghi. L’auspicio ovviamente è che non si ripetano né gli incidenti né queste vicende che francamente lasciano solo l’amaro in bocca a tutti gli appassionati di due ruote.